II. UN UOMO BOLOGNESE, UN CONSIGLIERE NAPOLEONICO

1. LA FIGURA DI ANTONIO ALDINI (BOLOGNA 1755 –
PAVIA 1826)

Antonio Aldini [15] è una delle figure più significative dell’Italia napoleonica.
Grazie alla notorietà raggiunta nello Studium bolognese e nella pratica forense, con l’arrivo delle truppe francesi a Bologna (18 giugno 1796), gli vengono affidate le cariche pubbliche di maggiore responsabilità, andando così ad assumere una posizione politica preminente.
Nell’ottobre del 1796 diventa presidente del primo congresso della Confederazione cispadana, trasformata pochi mesi dopo in Repubblica. Aldini si batte per sostenere l’operazione di fusione con la Repubblica cisalpina, completata il 27 luglio 1797.
Nella nuova Repubblica è eletto presidente del Consiglio dei seniori del Corpo legislativo e poi membro della Commissione straordinaria di Governo nella seconda Cisalpina (1800), istituita da Napoleone in seguito alla breve occupazione austro-russa.
Dopo aver presieduto la sezione incaricata degli affari bolognesi e romagnoli nella Consulta di Lione (1801), con la proclamazione della Repubblica italiana (1802) Aldini diventa il membro di maggior rilievo del Corpo legislativo, dal cui incarico è pero destituito l’anno successivo a causa di un contrasto personale con il vicepresidente Melzi d’Eril.
La lontananza di Antonio Aldini dalla scena politica è tuttavia destinata a durare poco. Napoleone I, dopo aver accettato dal Senato francese il titolo di imperatore nel 1804, decide di trasformare la Repubblica italiana in Regno. All’indomani della sua incoronazione a re d’Italia (26 maggio 1805), istituisce due Segreterie di Stato: una che farà diretto riferimento alla sua persona e l’altra al giovane viceré Eugenio di Beauharnais [16].
Napoleone sceglie proprio Aldini, di cui aveva sempre ammirato l’acutezza d’ingegno e l’intuito politico, per affidargli la delicata e assai ambita carica di segretario di Stato del Regno d’Italia residente a Parigi (alle sue strette dipendenze), la cui nomina è formalizzata con decreto del 29 giugno 1805 [17].

15. Ritratto di Antonio Aldini, in Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, Raccolta Gozzadini, Cartoline e ritagli

16. Decreto di Napoleone I che istituisce due Segreterie di Stato per il Regno d’Italia, Milano, 8 giugno 1805, in Archivio di Stato di Bologna, Stampe governative

17. Copia autentica del decreto di nomina di Antonio Aldini a ministro segretario di Stato del Regno d’Italia residente a Parigi, Piacenza, 29 giugno 1805, in Archivio di Stato di Bologna, Antonio Aldini, Documenti politici del governo bolognese, delle Repubbliche Cispadana e Cisalpina e del Regno d’Italia

2. ALDINI, UOMO DI FIDUCIA DELL’IMPERATORE

Con la nomina a segretario di Stato, Aldini si ritrova a ricoprire una carica di altissimo prestigio, dovendo occuparsi degli affari politici e amministrativi più riservati del Regno d’Italia (1805-1814).
Anche se la sede della Segreteria è ufficialmente a Parigi, il ministro è solito seguire Napoleone I nelle sue numerose trasferte. La dimensione prettamente itinerante del suo incarico è testimoniata dalla lettera, datata il 15 novembre 1807, in cui l’imperatore gli manifesta il desiderio di farsi accompagnare in un viaggio in Italia [18].
I continui spostamenti al fianco di Bonaparte per tutta l’Europa dimostrano che Aldini non riveste il ruolo di semplice ministro, ma di suo fidato consigliere, nonché anello di congiunzione tra le volontà dell’imperatore e i vertici del governo italiano.
Il rapporto di stima e di fiducia che lega Aldini a Napoleone è tale che questi gli affida anche mansioni private inerenti alla famiglia imperiale, come la distribuzione, alla fine di ogni anno, delle mance a tutti gli inservienti dei sovrani [19-20].
La funzione principale della Segreteria di Stato parigina è quella di controllare la produzione normativa del Regno. Tutti i progetti di legge, proposti dagli altri ministri, sono sempre sottoposti al parere consultivo del segretario prima di ricevere l’approvazione sovrana.
Essendo coinvolto nell’esame dei preventivi di bilancio, nell’assegnazione del budget ai ministeri e nelle nomine delle cariche amministrative, il suo giudizio è indispensabile per Bonaparte anche quando le proposte di decreto sono presentate dal viceré d’Italia in persona, Eugenio di Beauharnais, figlio di Giuseppina, prima moglie di Napoleone [21].
Proprio per la sua stretta vicinanza all’imperatore, Aldini finisce per ricoprire così una posizione di fatto superiore a quella degli altri ministri e del vicerè stesso.
I rapporti tra Eugenio di Beauharnais e Antonio Aldini durante il Regno d’Italia saranno sempre caratterizzati da una velata competizione dietro la quale si cela il timore del viceré di giocare un ruolo secondario nella scena politica italiana.

18. Napoleone I ad Antonio Aldini (con firma autografa dell’imperatore), Fontainebleau, 15 novembre 1807, in Archivio di Stato di Bologna, Antonio Aldini, Protocollo riservato della Segreteria di Stato del Regno d’Italia a Parigi

19. Elenco delle mance distribuite da Antonio Aldini alla famiglia imperiale, [1805], in Archivio di Stato di Bologna, Antonio Aldini, Documenti politici del governo bolognese, delle Repubbliche Cispadana e Cisalpina e del Regno d’Italia

20. Ritratti della famiglia Bonaparte, in Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, Raccolta Gozzadini, Cartoline e ritagli

21. Rapporto del ministro Antonio Aldini, richiesto dall’imperatore, sulla proposta di Eugenio di Beauharnais riguardante la nomina dei prefetti del Dipartimento del Reno, Parigi, 13 giugno 1806, in Archivio di Stato di Bologna, Antonio Aldini, Protocollo riservato della Segreteria di Stato del Regno d’Italia a Parigi

II. TRACCE DI NAPOLEONE NEL TERRITORIO BOLOGNESE

3. LA MONTAGNOLA DIVENTA GIARDINO PUBBLICO

Napoleone I, incoronato re d’Italia (26 maggio 1805), ordina ad Antonio Aldini di accompagnarlo nel suo viaggio a Bologna tra il 21 e il 25 giugno.
Accolto dal presidente della municipalità presso l’arco di trionfo, eretto fuori porta San Felice, entra in città in mezzo all’acclamazione della folla che lo accompagna fino a palazzo Caprara.
L’imperatore trascorre i giorni della sua permanenza tra visite ai luoghi più suggestivi della città, spettacoli teatrali e udienze con i membri dei corpi civili, militari ed ecclesiastici.
Questo viaggio, oltre a ravvivare lo spirito pubblico della città, permette all’imperatore di prendere contatti con alcune specifiche questioni locali.
A Bonaparte si deve la riqualificazione urbana dell’area adiacente alla nuova Piazza d’Armi, attraverso la sistemazione definitiva del parco della Montagnola, cui conferisce la forma attuale.
Sulla base della proposta presentata da Aldini [22], il 25 giugno l’imperatore decreta la vendita della tenuta Samoggia, di proprietà del soppresso Collegio Montalto, per sostenere le spese di realizzazione dei giardini pubblici nel recinto della Montagnola.
Ordina inoltre di ridurre i bastioni esterni alla città a viali alberati di circonvallazione destinati al pubblico passeggio, che «per la strada fuori porta San Felice termina al ponte del Reno» [23].
In una lettera del 25 giugno 1805 indirizzata al vicerè Eugenio di Beauharnais, l’imperatore lo esorta a sorvegliare sulla pronta esecuzione dei lavori da parte della Municipalità bolognese, inviandogli i decreti relativi sia alla sistemazione della promenade sulla Montagnola, sia alla realizzazione del boulevard intorno alle mura della città, che sarebbe stato adornato di quattro file di alberi.

22. Minuta del rapporto di Antonio Aldini sulla sistemazione del parco della Montagnola, [1805], in Archivio di Stato di Bologna, Antonio Aldini, Documenti politici del governo bolognese, delle Repubbliche Cispadana e Cisalpina e del Regno d’Italia

23. Minuta del decreto di Napoleone I che ordina la realizzazione dei giardini pubblici della Montagnola, [1805], in Archivio di Stato di Bologna, Antonio Aldini, Documenti politici del governo bolognese, delle Repubbliche Cispadana e Cisalpina e del Regno d’Italia

4. il progetto dell’architetto martinetti per la montagnola

Il progetto per la realizzazione dei giardini pubblici nel recinto della Montagnola, iniziato all’indomani dell’ordine imperiale, è affidato al direttore dei servizi tecnici della Prefettura di Bologna, l’architetto Giovanni Battista Martinetti, il quale, su indicazione di Napoleone stesso, si attiene ai modelli geometrici dei parchi francesi.
In collaborazione con il professore di botanica Giuseppe Scannagatti, dispone la distruzione degli alberi di gelso, cresciuti disordinatamente, e della colonna del Mercato (eretta nel 1658 dal legato Lomellini), al fine di rendere la zona più regolare e simmetrica.
Nella seconda fase di intervento, elimina il vecchio passeggio centrale della metà del Seicento e provvede ad allargare e spianare tutta l’area, che viene suddivisa in due zone.
Quella superiore, pianeggiante, è percorsa da un viale perfettamente circolare da cui si diramano verso il centro quattro viali alberati.
La zona inferiore, invece, è in leggero pendio ed è percorsa da due viali di accesso che racchiudono le aiuole del cosiddetto “ferro di cavallo” e collegano poi la Montagnola con la piazza d’armi (l’attuale piazza VIII Agosto).
Tutti i viali sono piantumati con una doppia fila di alberi d’alto fusto, tra i quali platani, lecci ed abeti. Proprio per la sua forma circolare, scelta per spezzare la monotona ortogonalità della pianta urbana e favorire il passeggio panoramico di carrozze e pedoni, la Montagnola sarà più volte paragonata ai più famosi Jardin des Tuileries di Parigi.
A seguito del rifacimento napoleonico, il parco ha assunto una fisionomia definitiva che, nonostante i numerosi successivi interventi di modifica, continua ancora oggi a conservare [24].

24. Mappa del centro storico di Bologna (riproduzione di un particolare con il parco della Montagnola), in Archivio di Stato di Bologna, Catasto Pontificio detto Gregoriano, Mappe

5. L’ORIGINE DEL CAVO NAPOLEONICO

Antonio Aldini, nelle vesti di presidente del Collegio dei possidenti, approfitta della presenza dell’imperatore a Bologna per risolvere definitivamente l’antica controversia sul corso del Reno nell’ambito di una ridefinizione del piano idrico bolognese.
Anticamente, difatti, le acque del fiume Reno sfociavano in quel ramo del Po che scorreva a sud della città di Ferrara.
Nel XII secolo disastrose inondazioni deviarono l’alveo maggiore del Po verso nord (creando il cosiddetto “Po grande”), impoverendo il ramo ferrarese. Questo cambiamento privò anche il Reno del suo sbocco naturale, provocando frequenti allagamenti che trasformarono il fertile territorio bolognese in una palude malsana.
Le devastazioni non diminuirono neanche dopo che si ricorse ad un altro rimedio: papa Benedetto XIV nel 1745 ordinò di costruire un canale (detto poi “cavo benedettino”) per collegare il Reno con l’abbandonato Po di Primaro, verso il mare Adriatico, determinando così l’aspetto attuale del fiume bolognese.
Questi lavori però, oltre a non portare sollievo alle popolazioni locali, costrinsero il Dipartimento del Reno a contrarre un grosso debito. A Bologna ci si convinse dunque che ricondurre le acque del Reno al loro antico corso verso il Po grande fosse l’unica soluzione possibile.
Nei giorni di permanenza a Bologna, Napoleone tiene frequenti incontri con la commissione di idraulici istituita da Aldini, il quale prepara un’ampia relazione sulle vicissitudini della pianura bolognese e sulla definitiva sistemazione idrica del Dipartimento del Reno, per far fronte ai pericoli delle continue inondazioni [25].
Ascoltato il parere degli esperti, e convintosi della necessità di restituire al fiume il suo antico corso, in data 25 giugno 1805 l’imperatore sottoscrive il decreto con cui ordina la liquidazione del debito contratto dal Dipartimento e l’immissione delle acque del Reno nel Po grande, attraverso la costruzione di una nuova linea che, lunga circa dieci miglia, parta dalla Panfilia nei pressi di S.
Agostino e termini a Palantone [26].

25. Relazione di Antonio Aldini sulla sistemazione idrica del Dipartimento del Reno, Bologna, 17 giugno 1805, in Archivio di Stato di Bologna, Antonio Aldini, Documenti speciali relativi a luoghi, istituti e uffici del Bolognese

26. Decreto di Napoleone I sull’immissione del Reno nel Po attraverso la costruzione di una nuova
linea, Bologna, 25 giugno 1805, in Archivio di Stato di Bologna, Stampe governative

6. L’EVOLUZIONE DEL CAVO NAPOLEONICO

I lavori per il nuovo inalveamento del Reno iniziano all’indomani del decreto imperiale del 1805 e vengono portati avanti con grande celerità.
Dopo circa due anni, il percorso della linea napoleonica viene in parte modificato dal decreto dell’11 giugno 1807, sottoscritto dal viceré d’Italia Eugenio di Beauharnais [27]: partendo da Panfilia, le acque del Reno sono condotte non più a Palantone ma a Bondeno, dove a loro volta sono immesse nell’ultimo tratto del Panaro e poi convogliate nel Po [28].
La realizzazione di quest’opera con il passare del tempo subisce un forte rallentamento a causa dei successivi eventi bellici, fino ad essere del tutto interrotta nel 1814 con la caduta di Bonaparte.
A distanza di più di un secolo, si sente l’esigenza di recuperare il progetto idrico del Reno tanto voluto da Napoleone I, riscoprendo tutte le sue potenzialità.
In seguito ad una serie di catastrofiche esondazioni del fiume che, tra il 1949 e 1951, colpiscono duramente le popolazioni locali, si decide di dare avvio a una lunga fase di riprogettazione di quel canale che, proprio in onore del suo ideatore, oggi porta il nome di “cavo napoleonico”.
Terminato nel 1964, oggi riveste la doppia funzione di scolmatore delle piene del Reno e di alimentatore del Canale emiliano romagnolo. Rispetto al progetto napoleonico così come modificato nel 1807 dal vicerè Eugenio, che prevedeva il collegamento tra il Reno e il Po grande tramite il Panaro, il nuovo tracciato è stato spostato più a est, collegandosi direttamente con il corso del Po.
Il cavo napoleonico rappresenta una delle più importanti costruzioni idrauliche realizzate nella pianura padana, dove è usato anche come bacino d’irrigazione per le attività agricole della zona, quando tutti i corsi d’acqua romagnoli hanno portate insufficienti al fabbisogno estivo.

27. Decreto di Eugenio di Beauharnais sulle modifiche apportate alla nuova linea del Reno, Milano,
11 giugno 1807, in Archivio di Stato di Bologna, Stampe governative

28. Pianta annessa al progetto dell’ingegnere Giambattista Giusti sulla sistemazione del corso del
Reno nelle Valli di Comacchio (riproduzione di un particolare con il cavo napoleonico), 1813, in
Archivio di Stato di Bologna, Antonio Aldini, Documenti speciali relativi a luoghi, istituti e
uffici del Bolognese