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La sofferta vicenda del carcere segna una svolta nell’orizzonte politico ed esistenziale di Giovanni Pascoli, e ciò in contiguità alla riformulazione del modello di azione politica, in senso legalitario, stilata da Andrea Costa nelle pagine del periodico milanese la «Plebe», nell’agosto del 1879, con la lettera Ai miei amici di Romagna.
Nel 1880 Pascoli riprese gli studi interrotti e si laureò in lettere greche il 17 giugno del 1882 con una tesi su Alceo. In quello stesso anno Costa fu il primo socialista ad approdare in parlamento.
Il profondo rapporto d’amicizia tra Pascoli e Costa si mantenne sempre vivo negli anni a venire, sulla scia di un socialismo che “non è solamente un affare di testa, ma di cuore”, come scriveva nel 1877 lo stesso Costa.
Alla morte dell’amico socialista, avvenuta il 19 gennaio 1910, Pascoli dettò il testo dell’epigrafe incisa sulla lapide. In un articolo apparso sul «Resto del Carlino» del 21 gennaio, Pascoli aveva connesso l’originaria ideologia anarco-internazionalista di Andrea Costa con la tradizione patriottica del Risorgimento italiano.
E a queste stesse coordinate Pascoli impronterà, a breve distanza di tempo dalla morte dell’amico, la sua nuova visione del socialismo confluita ne La grande Proletaria si è mossa.


Didascalie

1. Regia Università di Bologna, Iscrizione al terzo anno del corso di Filologia, anno scolastico 1880-81. Archivio Storico dell’Università di Bologna.

2. Nota 631 della regia Prefettura di Forlì del 24 marzo 1880: negli anni 1880-81 l’impegno politico di Giovanni Pascoli appare meno intenso ma il suo nome figura ancora nelle carte prefettizie, come in questa nota della regia Prefettura di Forlì dove si dice che Andrea Costa, dopo una riunione a Bologna, “il giorno 14 partì nella notte ... prendendo la direzione dell’Italia Superiore e per Milano e Como deve già essere giunto in Isvizzera, di dove scrisse a certo Pascoli studente, in codesta città, annunziandogli di essere giunto colassù senza trovare ostacoli e molestie da nessuno”. Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 451.

3. Nota 44 della Questura di Bologna del 5 gennaio 1881: “Elenco dei membri più influenti dei partiti avversi alle attuali istituzioni dello stato”. Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 426.

4. Nota 46 della Questura di Bologna del 20 marzo 1881: il giorno dopo la morte del Faggioli il Questore, temendo disordini in occasione del funerale, comunica al Prefetto di avere “già date tutte le necessarie disposizioni” per “il mantenimento dell’ordine e per assicurare la più stretta osservanza delle leggi”. “Massima vigilanza per prevenire qualsiasi disordine o manifestazione sovversiva” era stata raccomandata anche da un biglietto, proveniente dal Ministero dell’Interno. Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 452.

5. Minuta della nota 50 della Questura di Bologna, Ispezione di Ponente, del 21 marzo 1881: nell’accurato resoconto dei funerali del Faggioli, l’Ispettore si sofferma in modo particolare sui discorsi pronunciati dal prof. Carducci e dal prof. Mattioli, “i quali ricordarono il Faggioli quale figlio esemplare ed affettuoso, caritatevole verso i bisognosi, cittadino integerrimo e caldo amatore di vera libertà. ... Ricordarono che, sempre pronto ad esporre la vita a vantaggio degli oppressi, egli combattè ai Vosgi e ai Balcani, riportando ferite che gli alterarono la salute e che, inacerbite poi da ingiuste persecuzioni, lo condussero innanzi tempo alla tomba. Il prof. Carducci, alludendo ad un’ultima prigionia sofferta dal Faggioli nell’anno scorso la chiamò indegna ed immeritata e solo effetto di insensate paure”. Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 452.

6. Nota 2656 della Questura di Bologna del 7 dicembre 1879: notizie su vari internazionalisti tra cui Alceste Faggioli, segretario dell’Internazionale e amico intimo di Andrea Costa e di Giovanni Pascoli, di cui si dice che proviene da “famiglia benestante ed ha mezzi da potersi discretamente mantenere del proprio abbenché questi provengano ora soltanto dalla madre sua, avendo egli consumato quanto ebbe in eredità dal suo defunto genitore”. Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 452.

7. Manifesto commemorativo per la morte di Alceste Faggioli, redatto da Giovanni Pascoli. Si tratta dell’unica copia superstite delle cinquemila diffuse in città, cui le autorità imposero la cancellazione della frase: «Vessato, amareggiato, contrasse nel carcere la lenta malattia che lo disfece». Cfr. G.B. Lolli, Giovanni Pascoli internazionalista. Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 452.

8. Regia Università di Bologna, Processo verbale dell’esame di laurea in Lettere, 17 giugno 1882. Archivio Storico dell’Università di Bologna.

9. Frontespizio e pagina iniziale della tesi su Alceo. Archivio Storico dell’Università di Bologna.

10. Figurina Liebig, in cui Pascoli è ritratto durante la seduta di laurea, presieduta da Giosuè Carducci, tratta da Giovanni Pascoli 1855-1912. Vita, immagini, ritratti, a cura di V. Cervetti, Parma 2012.

11. Riproduzione del testo dell’epigrafe pascoliana incisa sulla lapide di Andrea Costa, Cimitero di Imola.

12. Cartolina di Pascoli e di Luigi Pallestrini ad Andrea Costa, Messina 5 febbraio 1902: “Caro Andrea, guardando, insieme al caro amico Luigi Pallestrini, l’Aspromonte tutto immerso nella nebbia e nella pioggia, - l’Aspromonte -, ho pensato, non so come, a San Giovanni in Monte e alla dolce lontana gioventù e a te, antico princeps iuventutis ... E ti mandiamo un cordiale saluto”, tratto da Il giovane Pascoli attraverso le ombre della giovinezza, a cura di R. Boschetti, San Mauro Pascoli 2007.

13. La grande proletaria si è mossa. Discorso tenuto a Barga “per i nostri morti e feriti”. Bologna 1911. Collezione privata.