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La prima conferenza nazionale delle sezioni italiane dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori (fondata a Londra nel 1864) si tenne a Rimini nell’agosto 1872, promossa dal Fascio Operaio Bolognese, tra i cui soci più attivi figurava il giovane Andrea Costa.
Il congresso adottò all’unanimità la linea del collettivismo anarchico, sancendo così la rottura con il Consiglio Generale di Londra e con l’idea marxiana del partito di classe e della “dittatura del proletariato”, con quel socialismo “autoritario”, cioè, che aveva finito per prevalere all’interno della prima Internazionale.
In Italia, data l’assenza di un proletariato industriale e agricolo moderno, il movimento socialista si rivolgeva quindi spontaneamente verso la lezione di Bakunin, che predicava l’insurrezione contadina e che era stato espulso dall’Internazionale proprio nel 1872, nel Congresso dell’Aja. Non a caso la parola “internazionalista” diventa subito sinonimo, in Italia, di “bakuninista” e di “anarchico”, che ha come obiettivo l’insurrezione contro lo Stato.

Le prove generali dell’auspicata insurrezione si sarebbero dovute tenere a Bologna, dove Bakunin si era recato clandestinamente nell’agosto del 1874, anno di grande miseria e di agitazioni in tutta la penisola. Da qui la scintilla rivoluzionaria avrebbe dovuto estendersi alla Romagna, poi alle Marche e alla Toscana. Ma la notte fra il 7 e l’8 agosto gli insorti bolognesi, riuniti ai Prati di Caprara e a San Michele in Bosco, attesero invano l’arrivo dei compagni imolesi e il segnale dell’azione. La polizia, avvertita da alcuni informatori, arrestò numerosi internazionalisti e li rinchiuse nelle carceri del Torrone, dove Andrea Costa si trovava già da alcuni giorni.
Dopo quasi due anni di detenzione, nel luglio del 1876 i giudici del Tribunale correzionale di Bologna assolsero Andrea Costa e gli altri “malfattori”, commossi forse dell’idealismo umanitario degli imputati. Lo stesso Carducci si era presentato a testimoniare in favore del suo discepolo, che definì “di animo nobile e conducente vita esemplare”.
Molto più dura invece fu la repressione che seguì il moto anarchico del 1877, fallito sul nascere a San Lupo, in Campania: l’Internazionale venne sciolta d’autorità, l’organizzazione frantumata e lo stesso Costa fu costretto a fuggire in Svizzera.

Ma l’Internazionale anarchica era in crisi ormai in tutta Europa e la sua visione insurrezionale del socialismo rivelava tutti i suoi limiti nell’incapacità di radicarsi effettivamente all’interno delle masse contadine. Parallelamente, nuove forze sociali cominciavano a farsi strada anche in Italia, soprattutto nel nord, dove si stava formando il primo proletariato industriale e agricolo. Si imponeva la necessità di una riflessione e di un rinnovamento.
È questa la cornice in cui va inserita l’evoluzione in senso legalitario del pensiero politico di Andrea Costa, annunciata con la famosa lettera aperta Ai miei amici di Romagna, pubblicata sul periodico milanese la “Plebe”, nell’agosto del 1879, che segna il passaggio del movimento socialista dalla fase dell’utopia settaria a quella dell’organizzazione politica.
Di lì a poco, nel 1881, Costa fondò il partito Socialista Rivoluzionario di Romagna (poi Italiano dal 1884), abbandonando apertamente i mezzi cospirativi e terroristici per “poter muoversi alla luce del sole”.
Il 29 ottobre del 1882 Costa entrò in Parlamento come primo deputato socialista.


Didascalie

1. Statuto dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori. Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 451.

2. Scheda d’iscrizione all’Associazione Internazionale dei Lavoratori. Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 451.

3. Opuscoli di E. Bignami, L’Internazionale, Milano 1880 e di G.D. Franceschi, La Famiglia, Milano 1880. Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 451.

4. Cifrario alfabetico degli internazionalisti allegato alla nota n. 409 del Ministero dell’Interno del 22 gennaio 1882. Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 426.

5-6. Manifesti rivoluzionari per l’anniversario della Comune di Parigi, allegati alla nota della Sottoprefettura di Imola del 18.3.1878, n. 6-8. Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 446.

7. Manifesto dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori Federazione Italiana. Archivio di Stato di Bologna, Prefettura di Bologna, Gabinetto, b. 447.